Il compromesso del compromesso del compromesso

Come è noto (e come al solito), il disegno di legge sulle unioni civili che dovrebbe essere discusso in parlamento dal 28 gennaio è sotto attacco: le opposizioni di destra lo considerano un attacco alla famiglia, alla morale, alla tradizione, alla patria, alla religione, alla salute pubblica, alle casse dello stato, alla civiltà e a alle ben altre priorità. D’altra parte, anche all’interno della maggioranza ci sono dubbi sui contenuti del ddl, a partire dall’accento sul cognome della relatrice (Cirinnà o Cirinná?) per passare a eventuali profili di incostituzionalità, in quanto equiparare le unioni civili al matrimonio andrebbe contro le decisioni dei padri costituenti che non avrebbero pensato, nel 1948, a nozze tra persone dello stesso sesso. Che è poi il principio su cui sono state dichiarate incostituzionali tutte le leggi che trattano internet come gli altri mezzi di comunicazione. Ancora più forti i dubbi sulla stepchild adoption, non solo per il nome che ricorda qualche nuovo allenamento da palestra – anche se in effetti adottare un bambino comporta un aumento dell’attività fisica, a forza di girare tra scuole, uffici e pediatri – ma anche perché l’idea che un gay possa adottare il figlio biologico del partner violerebbe il diritto del bambino ad avere genitori di sesso diverso. Non li avrebbe comunque, ma è il principio che conta.
Comunque, sta di fatto che tra attacchi e dubbi sembra sempre più probabile che il ddl Cirinnà (o Cirinná?) sarà modificato per cercare un compromesso. Che, a questo punto, sarebbe il compromesso del compromesso, anzi, non essendo la prima volta che emergono dubbi, sarebbe il compromesso del compromesso del compromesso. Ma in effetti già le unioni civili, rispetto ai Pacs di Francia e Spagna, sono una mediazione, per cui siamo al compromesso del compromesso del compromesso del compromesso… c’è un limite? No, secondo Zenone. Ma noi diciamo sì, e a ragion veduta: infatti siamo riusciti a mettere le mani sul testo della nuova mediazione che riesce a mettere d’accordo le diverse componenti della maggioranza, e la maggioranza con l’opposizione, e pubblichiamo su questo blog in esclusiva le novità principali rispetto alla precedente versione del Cirinnà/Cirinná.
1. Sarà possibile, all’interno di una unione civile, adottare il figliastro, cioè il figlio naturale del partner, in caso di morte. Del figliastro.
2. Nel caso deprecabile muoia non il figliastro ma il genitore biologico, il partner non potrà adottare il bimbo, ma potrà ricorrere all’affido rinforzato, ovvero chiamare rinforzi per assicurarsi che non portino via il fanciullo.
3. Per evitare la pratica dell’utero in affitto, gli uteri saranno nazionalizzati e gestiti direttamente dal governo. Poiché si prevede che molti deputati e senatori vorranno mettere mano o altri organi istituzionali nella gestione degli uteri, sarà affidata l’opportuna delega al Ministero per i Rapporti col Parlamento.
4. Se uno dei conviventi è in ospedale, il partner potrà visitarlo, purché in possesso di baffi finti e occhialoni con lenti opache. Se il paziente non è cosciente e richiede una operazione chirurgica delicata, i medici potranno consultarsi col partner, purché sia per chiedergli il numero di telefono del parente più vicino.
5. In caso di decesso di uno dei contraenti l’unione civile, il partner potrà ereditare, ma solo i debiti.
6. Nelle università i professori gay non potranno adottare libri per i propri corsi, ma potranno chiedere ai colleghi etero di affidargliene qualcuno.
7. Se due conviventi dovessero essere sorpresi a insultarsi o lanciarsi piatti durante un litigio, la loro unione non sarà più considerata civile e perderanno i relativi diritti.
8. Bullismo omofobico: per par condicio, nelle scuole i corsi di educazione al rispetto saranno affiancati da corsi di educazione al dispetto.
9. Per evitare equivoci, il nuovo ddl sarà a firma Cirinnâ.