Ci si può solo perdere

Durante la laurea triennale, ho seguito il corso di Storia e istituzioni dell’Africa subsahariana.

Il testo principale era “Il leone e il cacciatore” (a quanto pare un classico del settore), il quale affrontava l’ardua impresa di spiegare il caotico intreccio, nel corso di qualche secolo, di decine e decine di nazioni, popoli, clan, tribù in continuo mutamento, disfacimento, ricomposizione. L’approccio scelto per un così improbo compito è stato quello di non fare assolutamente nulla per rendere il tutto più comprensibile, lasciando ai poveri studenti l’incarico di organizzare nome, date ed eventi in uno schema un po’ più intellegibile.

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Non so quanti ci siano riusciti: per quanto mi riguarda, i miei tentativi si sono arenati quando mi sono reso conto che le mie parafrasi per rendere più comprensibile il testo stavano rapidamente diventando più corpose dell’originale, e non molto più semplici da seguire. Sarà anche per questo che, dopo aver brillantemente passato l’esame grazie a un fenomeno noto come botta di culo (e a un assistente che la sera prima doveva aver sedotto l’amore della sua vita, a giudicare da quanto era indulgente), ho accantonato la materia e ho rapidamente dimenticato tutto.

Quei giorni mi sono tornati in mente oggi, mentre cercavo informazioni sulla situazione politica del Mali. Ricordavo del colpo di stato di qualche anno fa, ma non ero andato molto oltre alcuni articoli giornalistici. Be’, nel leggere della guerra tra Tuareg e governo centrale, e dell’ascesa dei movimenti islamisti che tra i due litiganti godevano, ho ritrovato quella baraonda di nomi e storie intrecciati insieme in nodi inestricabili, e ho realizzato quello che forse avevo intuito già da studente, e cioè che la complessità de “Il leone e il cacciatore” era uno specchio fedele del continente di cui parlava, e cercare di descriverlo in maniera più lineare avrebbe significato illudere i lettori. Le situazioni politiche e sociali dei paesi che hanno subito il colonialismo sono, per dirla in termini accademici, un gran casino, e se non si parte da questa consapevolezza si rischia di giudicare con categorie del tutto sbagliate, e capirne ancora meno di prima.

Purtroppo, sembra che molti preferiscano capirne poco in modo da tenersi strette le proprie certezze, piuttosto che accettare il gran casino in cui ci troviamo.