The Hateful Eight


Volevo scrivere una recensione senza spoiler di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, ma dopo aver scritto trecento parole ho cancellato tutto. Difficile non fare spoiler di un film in cui il godimento non sta tanto negli eventi della trama, che in sé è scarna e si può riassumere in due righe*, ma in tutto quello che ci sta intorno. Quindi proseguite nella lettura sapendo che, anche se ridotte al minimo indispensabile, ci sono informazioni sensibili sui contenuti dell’opera.

Se avete visto Inglorious basterds, c’è un ottimo modo per descrivere The Hateful Eight: avete presente la scena del pub, con il gioco dei personaggi da indovinare e la sparatoria finale? Ecco, prendetela, spalmatela su tre ore, e avete qualcosa di molto simile al nuovo film. Con una scelta simile il rischio è quello di allungare il brodo, e invece non succede: non credo che questo sia il film migliore di Tarantino, ma di sicuro è quello in cui esibisce tutta la sua maestria, riuscendo a creare coinvolgimento, attesa e tensione anche in assenza di eventi forti. Per fare un esempio: nel primo tempo, che dura circa un’ora e quaranta, al di là della presentazione dei personaggi e della situazione centrale (i protagonisti bloccati in un emporio dalla bufera di neve), non succede praticamente nulla di concreto. Eppure, il film scorre che è un piacere, e tra i sempre godibili dialoghi della sceneggiatura, i giochi di allusioni e detti/non detti, la superlativa colonna sonora di Ennio Morricone (a proposito: i Subsonica non lo hanno accusato di plagio), durante tutto questi primi cento minuti cresce costantemente la sensazione che stia per succedere qualcosa. Poi nel secondo tempo casca tutto, ma su questo non dico altro.

A un certo punto della storia c’è un’improvvisa impennata nella quantità di sangue e altri fluidi corporei che appare sullo schermo, ma non è questo che rende il film disturbante, rispetto alle opere precedenti di Tarantino. Quasi sempre i suoi personaggi sono individui moralmente ambigui, però spesso, o almeno in quelli più recenti, si può distinguere il gruppo dei personaggi positivi da quelli negativi: Beatrix Kiddo è sì un’assassina professionista, ma in Kill Bill è prima di tutto la vittima di un’aggressione che le ha tolto tutto; i Bastardi combattono contro i nazisti, più chiaro di così chi è nel giusto; Django, poi, è forse il personaggio di Tarantino che più di tutti si avvicina all’eroe senza macchia: non è un santo, per carità, però è uno schiavo il cui unico crimine precedente noto è aver tentato di scappare, e il suo obiettivo è liberare la moglie.

In The Hateful Eight tecnicamente la distinzione di cui sopra c’è: cacciatori di taglie versus banditi; ma i “buoni” non solo hanno un passato che, in quanto a sgradevolezza, può battersela con quelli dei protagonisti precedenti, in particolare per quanto riguarda il maggiore Warren (un Samuel Jackson al top), ma nel corso del film dimostrano una spietatezza e un cinismo alla luce dei quali la differenza tra loro e i fuorilegge è davvero solo una questione di cavilli giuridici. E infatti il confronto tra Warren e l’ex generale confederato che chiude il primo tempo, a mio parere la scena che rende questo film più disturbante dei precedenti, viene “risolto” sulla base di un cavillo. Ma è nel finale vero e proprio che ogni differenza viene meno, e in cui la macabra esultanza dei “vincitori” mette a disagio più di uno spettatore. Quando la proiezione è finita la prima parola che mi è venuta in mente per definire il film è “nichilistico”, e la riconfermo. Da un punto di vista artistico e concettuale, approvo: è proprio grazie a questa scelta di sceneggiatura (supportata molto bene dalla colonna sonora e dalle performance degli attori) che Tarantino può usare di nuovo un’ambientazione western, riprendere un intreccio già usato, richiamare i suoi attori, ispirarsi pesantemente a un classico, e comunque riuscire a non ripetersi. La classe non è acqua, insomma.

Naturalmente questa è solo la mia opinione. Per correttezza, devo dire che molte delle persone che erano in sala con me non erano altrettanto entusiaste, e al termine del primo tempo si dicevano provate dalla lentezza. È stata anche la prima volta che al cinema ho visto girare più caffé che popcorn. Ma che non fosse un film per tutti era scontato, quindi se siete tarantiniani e l’idea di un ritmo lento non vi spaventa, questo film sarà di vostro gradimento.

 

*Uno sceriffo e due cacciatori di taglie che stanno portando una prigioniera al patibolo finiscono nella trappola dei compagni della donna che vogliono liberarla.

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One thought on “The Hateful Eight

  1. Anche quando sono andato io al cinema, è capitato di vedere persone che addirittura uscivano dalla sala.

    Ma se posso dire la mia…certa gente (ovvero quella abituata a vedere film come: Fast 7, Jurassic World ecc.) non può andare al cinema a vedere un film di Tarantino, perché stiamo parlando di un cinema che non fa per tutti.

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