Suburra – recensione senza spoiler

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Suburra inizia il 5 novembre 2011, e il film ci tiene a dirci che sono “sette giorni prima dell’Apocalisse”; a questo punto gli spettatori in sala potrebbero dividersi tra quelli a cui la data non dice nulla e chi invece capisce subito il contesto, ma poco dopo, con l’introduzione di uno dei protagonisti, il parlamentare Filippo Malgradi, interpretato dal sempre bravo Pierfrancesco Favino, diventa chiaro a tutti, tranne forse ai più giovani, che mancano sette giorni alla fine dell’ultimo governo Berlusconi. In questi quattro anni il sistema politico è cambiato così tanto che quell’evento sembra quasi preistoria, ma ci ricordiamo l’euforia per la caduta del demagogo, la paura per la crisi finanziaria, la rassegnazione di chi pensava che in fondo non sarebbe cambiato nulla? Questi erano i sentimenti più visibili sui social network; Suburra ha il merito di ricordarci che, al di là delle nostre cerchie di amici e conoscenti simili a noi, c’è un bel pezzo di Italia che non provava niente di simile perché pensava e pensa a tutt’altro.

Comunque, il conto alla rovescia dei sette giorni serve a dare il ritmo alla storia, ma allo stesso tempo confonde. Più si va avanti nella storia, infatti, e più diventa chiaro che l’apocalisse annunciata non riguarda tanto la politica e il governo, ma le altre vicende che vengono raccontate nel film, e proprio quell’altro mondo indifferente ai rivolgimenti sociali (anche se, con la politica, ha rapporti vivi e fiorenti).

In Suburra ci sono due categorie di personaggi: i mafiosi, e quelli che volenti o nolenti si trovano ad avere a che fare con i mafiosi; questi ultimi, invariabilmente, rimangono invischiati in giochi più grandi di loro, sia che si tratti del politico che vuole insabbiare uno scandalo sessuale o di un imprenditore alle prese coi debiti del padre. Il gioco di cui sopra è quello di una speculazione edilizia sul litorale di Ostia, a cui si sovrappongono le rivalità tra le diverse famiglie criminali di Roma.

Molti film hanno raccontato, in maniera più o meno realistica, gli intrecci tra potere mafioso e potere politico, e spesso il loro limite è stato quello di descrivere la mafia come un attore sempre razionale, sempre intelligente, sempre in grado di perseguire i propri obiettivi nel modo più spietato ed efficiente possibile (il modello, chiaramente, è sempre Michael Corleone de Il Padrino, ma è la stessa storia di Tolkien e il fantasy: gli emuli tendono a saturare il genere). In Suburra, invece, i mafiosi sono molto più ‘umani’, da questo punto di vista: commettono errori a ripetizione, eccedono inutilmente nella crudeltà, straparlano e credono di essere invincibili quando non lo sono. Tutta la storia del film, in un certo senso, è proprio il tentativo di proteggere la citata speculazione edilizia dai clan più esagitati che sembrano voler far scoppiare una guerra di mafia nel momento più delicato per il progetto.

Si può guardare Suburra apprezzando la descrizione di questa fauna umana della malavita romana e degli scontri di potere; ma anche se si è poco interessati a tutto questo, il film è godibile per la trama che alterna scene di azione, di erotismo, di tensione, riuscendo sempre a tenere viva l’attenzione. Quasi tutti gli attori danno un’ottima prova (menzione speciale per Alessandro Borghi nei panni di Aureliano), ma il vero punto forte è la fotografia. A livello di ambientazione, quasi tutte le recensioni che ho letto hanno notato che la Roma mostrata nel film è molto diversa da quella che si vede solitamente al cinema, quella della Grande Bellezza per intenderci, anche se alcuni passaggi, o le scene in discoteca, sembrano richiamare un po’ i film di Sorrentino, ma credo che sia anche un modo per dare più appeal commerciale all’opera.

Le cose che mi sono piaciute meno: la musica che in alcuni punti è troppo intrusiva, soprattutto in certe scene a alto impatto emotivo; il fatto che i deputati a un certo punto sembrino stupiti delle dimissioni di Berlusconi, nonostante fosse un epilogo annunciato; le scene ambientate in Vaticano che sembrano fare riferimento alla vicenda del “corvo”, che mi sono sembrate del tutto slegate dalla storia principale, e anche in questo caso l’impressione è che siano state inserite più come attrattiva che per altro, che a mettere il papa nel trailer si dà sempre l’idea dell’intrigo internazionale. Ma si tratta di difetti marginali, Suburra nel complesso mi è piaciuto molto e credo sia uno dei migliori film italiani usciti di recente.

 

I Pirati della Galassia: il risveglio di Arlo (ho fatto casino…)

Una decina di giorni fa la Disney ha pubblicato la lista dei venti film che farà uscire da qui al 2019. Considerato che ormai sotto il nome del compianto Walt si affollano parecchie case di produzione di tutto rispetto, l’elenco un po’ di hype me l’ha suscitato, ma con alti e bassi, diciamo.

Visto che gli elefanti nella stanza tendono a dare fastidio (soprattutto se hanno mangiato da poco), inizio da quello di cui si è parlato per tutta la giornata, e cioè Star Wars – Il risveglio della  Forza. Continua a leggere

Bugenhagen anyone?

Di tanto in tanto ci riprovo. Aprire un blog non troppo serio, qualcosa dove parlare di quello che mi piace leggere/ascoltare/guardare nel tempo libero, con la speranza che passi qualcuno per chiacchierarne insieme.

Già non ne arrivavano molti quando la blogosfera era in piena espansione, chissà adesso che le discussioni sono tutte sui vari social network; però, per quanto comodo sia da usare Facebook, i blog restano il meglio quando si vuole scrivere qualcosa che vada oltre le poche righe, e magari con un bel contorno di immagini. E anche più facile da ritrovare negli archivi nel futuro, alla faccia di Zuckerberg.

Per questo apro Shildra Inn. Il nome è una citazione da Final Fantasy VII (i lettori di passaggio lo sappiano: qui si è fortemente ossessionati con Final Fantasy VII), è una locanda a Cosmo Canyon, il villaggio dove si studiano i movimenti dei pianeti e degli altri corpi celesti.

“Ma l’ultima volta costava 50.” “Eh c’è l’Expo.”

Non prendetelo come una metafora di un luogo tranquillo e accogliente lontano dalla parassitaria metropoli di Midgar, oppure sì, se volete, ma senza prenderla troppo sul serio. Per farla breve, chi passa di qua senza voglia di litigare e trollare è sempre il benvenuto.