Recensione: Laura MacLem, Regina di fiori e radici

Da un po’ di tempo non leggevo nulla di nuovo, a livello di narrativa. O meglio: ero entrato in un loop di rilettura de Il Conte di Montecristo, che per qualche motivo mi suscita un livello di fomento simile a quello di Zerocalcare per I Guardiani della Galassia, al punto che mi sono anche scolato il rifacimento futuristico animato del 2004, Gankutsuou, su cui prima o poi dovrò scrivere qualcosa. Ma sto divagando.

Dicevo del non leggere nulla di nuovo; ebbene, ho deciso di iniziare il 2016 con due romanzi, e fidandomi del passaparola su internet mi sono rivolto a due autrici italiane: Laura MacLem e Ester Manzini.

Di entrambe ho letto i romanzi più recenti: nel caso di MacLem, Regina di fiori e radici (CreateSpace), che ogni volta che cito in giro storpio in Regina di bacche e radici perché ho il dannato vizio di parlare a orecchio, quindi una recensione, per quello che vale, è il minimo per compensare la disinformazione che ho sparso.

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Così non sbaglio.

Ok, Regina di FIORI e radici. Un romanzo sul mito di Ade e Persefone, narrato in prima persona da quest’ultima. Già il tema mitologico mi intriga assai (tra l’altro, pare che la mitologia greca stia vivendo una nuova ondata di notorietà, penso anche ai fumetti di Olimpo: gioie e disagi di Fedini), ma non è l’unico elemento apprezzabile del libro. Parto dal presupposto che i lettori conoscano almeno a grandi linee il mito (in caso contrario, fate causa alla vostra scuola media e googlate il necessario), comunque il romanzo si può dividere in due parti: nella prima si parla dell’infanzia di Persefone, l’incontro con Ade, il rapimento e i primi tempi della sua vita negli Inferi; nella seconda il tema centrale è lo scontro tra Ade e Cerere per Persefone, e le scelte di quest’ultima, che sono la parte più innovativa, per contenuti, rispetto al mito, e quindi non ne dico nulla per evitare spoiler.

Ora, la prima parte mi ha fatto un po’ l’effetto di un Harmony mitologico, e non uso questa definizione in senso denigratorio, ma nel senso che il rapporto tra Ade e Persefone ricalca in modo abbastanza classico (aggettivo quanto mai azzeccato nel contesto) il modello della relazione sentimentale inizialmente improbabile, e anche resa più difficile dai comportamenti di lui, ma comunque alimentata da una innegabile attrazione reciproca. Il che potrebbe rendere un po’ indigesta la storia al lettore che, non vivendo nell’Ellade del tempo che fu ma nell’Europa del 2016, non riesce a mettere in secondo piano il fatto che la First Family dei Campi Elisi nasce da un rapimento, non proprio un esempio da seguire. Ma sarebbe un’impressione affrettata: nella seconda parte la rilettura del mito ci presenta una Persefone non più ridotta a spettatrice passiva della contesa tra madre e marito, ma determinata a decidere per se stessa e, con questa determinazione, in grado di trovare il suo posto nel sistema delle divinità. Non vorrei esagerare, ma partendo da una storia che sembrava solleticare solo il coinvolgimento emotivo del lettore, Regina di fiori e radici aiuta a riguardare la mitologia greca, che molti di noi hanno divorato da bambini per poi dimenticarla, da un altro punto di vista, e a comprenderla meglio. Che poi vuol dire far cultura nel senso migliore del termine, e questo senza mai annoiarsi, grazie a uno stile narrativo piacevole ed elegante.

Insomma, un romanzo che mi è piaciuto assai, e che consiglio a tutti. Mi piacerebbe condire il tutto con qualche citazione tratta direttamente dal libro, ma l’ho prestato alla mia compagna che, dopo averlo letto, ha detto che non me lo restituirà mai più, quindi accontentatevi del pensiero, e della lezione di vita sul prestare le cose.

Nei prossimi giorni parlerò anche del romanzo di Ester Manzini, La rondine di Guadeloupe. Nel frattempo, se qualcuno vuole seguire più da vicino Laura MacLem, il suo sito è qui.

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The Hateful Eight


Volevo scrivere una recensione senza spoiler di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, ma dopo aver scritto trecento parole ho cancellato tutto. Difficile non fare spoiler di un film in cui il godimento non sta tanto negli eventi della trama, che in sé è scarna e si può riassumere in due righe*, ma in tutto quello che ci sta intorno. Quindi proseguite nella lettura sapendo che, anche se ridotte al minimo indispensabile, ci sono informazioni sensibili sui contenuti dell’opera. Continua a leggere

Il compromesso del compromesso del compromesso

Come è noto (e come al solito), il disegno di legge sulle unioni civili che dovrebbe essere discusso in parlamento dal 28 gennaio è sotto attacco: le opposizioni di destra lo considerano un attacco alla famiglia, alla morale, alla tradizione, alla patria, alla religione, alla salute pubblica, alle casse dello stato, alla civiltà e a alle ben altre priorità. D’altra parte, anche all’interno della maggioranza ci sono dubbi sui contenuti del ddl, a partire dall’accento sul cognome della relatrice (Cirinnà o Cirinná?) per passare a eventuali profili di incostituzionalità, in quanto equiparare le unioni civili al matrimonio andrebbe contro le decisioni dei padri costituenti che non avrebbero pensato, nel 1948, a nozze tra persone dello stesso sesso. Che è poi il principio su cui sono state dichiarate incostituzionali tutte le leggi che trattano internet come gli altri mezzi di comunicazione. Ancora più forti i dubbi sulla stepchild adoption, non solo per il nome che ricorda qualche nuovo allenamento da palestra – anche se in effetti adottare un bambino comporta un aumento dell’attività fisica, a forza di girare tra scuole, uffici e pediatri – ma anche perché l’idea che un gay possa adottare il figlio biologico del partner violerebbe il diritto del bambino ad avere genitori di sesso diverso. Non li avrebbe comunque, ma è il principio che conta.
Comunque, sta di fatto che tra attacchi e dubbi sembra sempre più probabile che il ddl Cirinnà (o Cirinná?) sarà modificato per cercare un compromesso. Che, a questo punto, sarebbe il compromesso del compromesso, anzi, non essendo la prima volta che emergono dubbi, sarebbe il compromesso del compromesso del compromesso. Ma in effetti già le unioni civili, rispetto ai Pacs di Francia e Spagna, sono una mediazione, per cui siamo al compromesso del compromesso del compromesso del compromesso… c’è un limite? No, secondo Zenone. Ma noi diciamo sì, e a ragion veduta: infatti siamo riusciti a mettere le mani sul testo della nuova mediazione che riesce a mettere d’accordo le diverse componenti della maggioranza, e la maggioranza con l’opposizione, e pubblichiamo su questo blog in esclusiva le novità principali rispetto alla precedente versione del Cirinnà/Cirinná.
1. Sarà possibile, all’interno di una unione civile, adottare il figliastro, cioè il figlio naturale del partner, in caso di morte. Del figliastro.
2. Nel caso deprecabile muoia non il figliastro ma il genitore biologico, il partner non potrà adottare il bimbo, ma potrà ricorrere all’affido rinforzato, ovvero chiamare rinforzi per assicurarsi che non portino via il fanciullo.
3. Per evitare la pratica dell’utero in affitto, gli uteri saranno nazionalizzati e gestiti direttamente dal governo. Poiché si prevede che molti deputati e senatori vorranno mettere mano o altri organi istituzionali nella gestione degli uteri, sarà affidata l’opportuna delega al Ministero per i Rapporti col Parlamento.
4. Se uno dei conviventi è in ospedale, il partner potrà visitarlo, purché in possesso di baffi finti e occhialoni con lenti opache. Se il paziente non è cosciente e richiede una operazione chirurgica delicata, i medici potranno consultarsi col partner, purché sia per chiedergli il numero di telefono del parente più vicino.
5. In caso di decesso di uno dei contraenti l’unione civile, il partner potrà ereditare, ma solo i debiti.
6. Nelle università i professori gay non potranno adottare libri per i propri corsi, ma potranno chiedere ai colleghi etero di affidargliene qualcuno.
7. Se due conviventi dovessero essere sorpresi a insultarsi o lanciarsi piatti durante un litigio, la loro unione non sarà più considerata civile e perderanno i relativi diritti.
8. Bullismo omofobico: per par condicio, nelle scuole i corsi di educazione al rispetto saranno affiancati da corsi di educazione al dispetto.
9. Per evitare equivoci, il nuovo ddl sarà a firma Cirinnâ.

Fantasia di maratone

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Per la fantasia di spade googlate il meme

Tra cinque giorni arriva nelle sale Il risveglio della Forza, il capitolo VII della saga di Guerre Stellari. Sono anche gli ultimi giorni a disposizione per chi, prima di andare al cinema, volesse fare una maratona dei film precedenti, per rinfrescarsi la memoria, perché ogni occasione è buona per rivederli, o perché non li ha mai visti e vuole arrivare preparato (consiglio a questi ultimi: questo film non è per voi, sarà un’orgia di citazioni per i fan consolidati, potete anche aspettare qualche mese e prenderlo in dvd).

Il problema è: come fare la suddetta maratona? Si sa che gli episodi IV, V e VI sono usciti tra gli anni ’70 e ’80, mentre I, II e III sono dei primi anni 2000. Qual è l’ordine migliore per vederli? I fan sono divisi, e siccome i gusti son gusti si potrebbe dire che un ordine oggettivamente più adeguato non c’è. Quindi questo post, lungi dal voler aggiungere qualcosa di realmente innovativo al dibattito, si limita a ricapitolare tutte le possibili combinazioni valide discusse sulla rete.

Ordine cronologico: i film si guardano secondo l’ordine in cui sono usciti al cinema, in modo da seguire la storia proprio come l’hanno voluta produttori, sceneggiatori e registi. Quindi IV-V-VI-I-II-III.

Ordine temporale: i film si guardano seguendo i tempi degli eventi narrati. Quindi I-II-III-IV-V-VI. Sconsigliato a chi non ha mai visto i film e non è a conoscenza de LO spoiler per antonomasia, ma seriamente, quanti ce ne saranno a questo mondo?

Ordine ‘machete’: gira online dal 2011 almeno, e suggerisce di inserire i film della nuova trilogia tra L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, in modo da trattare gli eventi della nuova trilogia come una sorta di flashback dopo LO spoiler e prima degli eventi finali. L’ideatore di questa sequenza suggerisce di rimuovere dalla maratona l’episodio 1 perché irrilevante, ma poiché non tutti sono d’accordo potreste trovare in giro versioni spurie dell’ordine ‘machete’ che lo comprendono, ma la versione corrette è IV-V-II-III-VI.

Ordine Yoda: utilizzato dai più fanatici seguaci della  Forza. VI-V-IV-III-II-I.

Ordine Yoda modificato: VI-V-IV-III-II-I. Ma anche III-II-I-VI-V-IV, differenza non fa.

Ordine intelligente: IV-V-VI. Davvero, la nuova trilogia potete risparmiarvela, se non la guardate al massimo vi resterà il dubbio, dopo il finale del Ritorno dello Jedi, di chi sia quel Bellicapelli vicino ai fantasmi di Yoda e Obi-Wan (accidenti a Lucas e ai suoi rimaneggiamenti dei film originali).

 

Questo è tutto. È un post di servizio pubblico per chi è in febbrile attesa dell’episodio VII. Per quanto mi riguarda, al momento il mio hype è tutto per qualcosa di completamente diverso.

Ci si può solo perdere

Durante la laurea triennale, ho seguito il corso di Storia e istituzioni dell’Africa subsahariana.

Il testo principale era “Il leone e il cacciatore” (a quanto pare un classico del settore), il quale affrontava l’ardua impresa di spiegare il caotico intreccio, nel corso di qualche secolo, di decine e decine di nazioni, popoli, clan, tribù in continuo mutamento, disfacimento, ricomposizione. L’approccio scelto per un così improbo compito è stato quello di non fare assolutamente nulla per rendere il tutto più comprensibile, lasciando ai poveri studenti l’incarico di organizzare nome, date ed eventi in uno schema un po’ più intellegibile.

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Non so quanti ci siano riusciti: per quanto mi riguarda, i miei tentativi si sono arenati quando mi sono reso conto che le mie parafrasi per rendere più comprensibile il testo stavano rapidamente diventando più corpose dell’originale, e non molto più semplici da seguire. Sarà anche per questo che, dopo aver brillantemente passato l’esame grazie a un fenomeno noto come botta di culo (e a un assistente che la sera prima doveva aver sedotto l’amore della sua vita, a giudicare da quanto era indulgente), ho accantonato la materia e ho rapidamente dimenticato tutto.

Quei giorni mi sono tornati in mente oggi, mentre cercavo informazioni sulla situazione politica del Mali. Ricordavo del colpo di stato di qualche anno fa, ma non ero andato molto oltre alcuni articoli giornalistici. Be’, nel leggere della guerra tra Tuareg e governo centrale, e dell’ascesa dei movimenti islamisti che tra i due litiganti godevano, ho ritrovato quella baraonda di nomi e storie intrecciati insieme in nodi inestricabili, e ho realizzato quello che forse avevo intuito già da studente, e cioè che la complessità de “Il leone e il cacciatore” era uno specchio fedele del continente di cui parlava, e cercare di descriverlo in maniera più lineare avrebbe significato illudere i lettori. Le situazioni politiche e sociali dei paesi che hanno subito il colonialismo sono, per dirla in termini accademici, un gran casino, e se non si parte da questa consapevolezza si rischia di giudicare con categorie del tutto sbagliate, e capirne ancora meno di prima.

Purtroppo, sembra che molti preferiscano capirne poco in modo da tenersi strette le proprie certezze, piuttosto che accettare il gran casino in cui ci troviamo.

Suburra – recensione senza spoiler

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Suburra inizia il 5 novembre 2011, e il film ci tiene a dirci che sono “sette giorni prima dell’Apocalisse”; a questo punto gli spettatori in sala potrebbero dividersi tra quelli a cui la data non dice nulla e chi invece capisce subito il contesto, ma poco dopo, con l’introduzione di uno dei protagonisti, il parlamentare Filippo Malgradi, interpretato dal sempre bravo Pierfrancesco Favino, diventa chiaro a tutti, tranne forse ai più giovani, che mancano sette giorni alla fine dell’ultimo governo Berlusconi. In questi quattro anni il sistema politico è cambiato così tanto che quell’evento sembra quasi preistoria, ma ci ricordiamo l’euforia per la caduta del demagogo, la paura per la crisi finanziaria, la rassegnazione di chi pensava che in fondo non sarebbe cambiato nulla? Questi erano i sentimenti più visibili sui social network; Suburra ha il merito di ricordarci che, al di là delle nostre cerchie di amici e conoscenti simili a noi, c’è un bel pezzo di Italia che non provava niente di simile perché pensava e pensa a tutt’altro.

Comunque, il conto alla rovescia dei sette giorni serve a dare il ritmo alla storia, ma allo stesso tempo confonde. Più si va avanti nella storia, infatti, e più diventa chiaro che l’apocalisse annunciata non riguarda tanto la politica e il governo, ma le altre vicende che vengono raccontate nel film, e proprio quell’altro mondo indifferente ai rivolgimenti sociali (anche se, con la politica, ha rapporti vivi e fiorenti).

In Suburra ci sono due categorie di personaggi: i mafiosi, e quelli che volenti o nolenti si trovano ad avere a che fare con i mafiosi; questi ultimi, invariabilmente, rimangono invischiati in giochi più grandi di loro, sia che si tratti del politico che vuole insabbiare uno scandalo sessuale o di un imprenditore alle prese coi debiti del padre. Il gioco di cui sopra è quello di una speculazione edilizia sul litorale di Ostia, a cui si sovrappongono le rivalità tra le diverse famiglie criminali di Roma.

Molti film hanno raccontato, in maniera più o meno realistica, gli intrecci tra potere mafioso e potere politico, e spesso il loro limite è stato quello di descrivere la mafia come un attore sempre razionale, sempre intelligente, sempre in grado di perseguire i propri obiettivi nel modo più spietato ed efficiente possibile (il modello, chiaramente, è sempre Michael Corleone de Il Padrino, ma è la stessa storia di Tolkien e il fantasy: gli emuli tendono a saturare il genere). In Suburra, invece, i mafiosi sono molto più ‘umani’, da questo punto di vista: commettono errori a ripetizione, eccedono inutilmente nella crudeltà, straparlano e credono di essere invincibili quando non lo sono. Tutta la storia del film, in un certo senso, è proprio il tentativo di proteggere la citata speculazione edilizia dai clan più esagitati che sembrano voler far scoppiare una guerra di mafia nel momento più delicato per il progetto.

Si può guardare Suburra apprezzando la descrizione di questa fauna umana della malavita romana e degli scontri di potere; ma anche se si è poco interessati a tutto questo, il film è godibile per la trama che alterna scene di azione, di erotismo, di tensione, riuscendo sempre a tenere viva l’attenzione. Quasi tutti gli attori danno un’ottima prova (menzione speciale per Alessandro Borghi nei panni di Aureliano), ma il vero punto forte è la fotografia. A livello di ambientazione, quasi tutte le recensioni che ho letto hanno notato che la Roma mostrata nel film è molto diversa da quella che si vede solitamente al cinema, quella della Grande Bellezza per intenderci, anche se alcuni passaggi, o le scene in discoteca, sembrano richiamare un po’ i film di Sorrentino, ma credo che sia anche un modo per dare più appeal commerciale all’opera.

Le cose che mi sono piaciute meno: la musica che in alcuni punti è troppo intrusiva, soprattutto in certe scene a alto impatto emotivo; il fatto che i deputati a un certo punto sembrino stupiti delle dimissioni di Berlusconi, nonostante fosse un epilogo annunciato; le scene ambientate in Vaticano che sembrano fare riferimento alla vicenda del “corvo”, che mi sono sembrate del tutto slegate dalla storia principale, e anche in questo caso l’impressione è che siano state inserite più come attrattiva che per altro, che a mettere il papa nel trailer si dà sempre l’idea dell’intrigo internazionale. Ma si tratta di difetti marginali, Suburra nel complesso mi è piaciuto molto e credo sia uno dei migliori film italiani usciti di recente.

 

I Pirati della Galassia: il risveglio di Arlo (ho fatto casino…)

Una decina di giorni fa la Disney ha pubblicato la lista dei venti film che farà uscire da qui al 2019. Considerato che ormai sotto il nome del compianto Walt si affollano parecchie case di produzione di tutto rispetto, l’elenco un po’ di hype me l’ha suscitato, ma con alti e bassi, diciamo.

Visto che gli elefanti nella stanza tendono a dare fastidio (soprattutto se hanno mangiato da poco), inizio da quello di cui si è parlato per tutta la giornata, e cioè Star Wars – Il risveglio della  Forza. Continua a leggere